Martedì, 30 gennaio, UDS è scesa in piazza, insieme a Coordinamento Comitati diplomati magistrali, per protestare contro l’operato della ministra Fedeli.

Abbiamo colto l’occasione per intervistare il portavoce di UDS, Alessia Loi.

Prima Domanda. Voi avete fatto delle proposte, e la prima di queste è l’abolizione della buona scuola. Voi con cosa la sostituireste?

La nostra proposta è, oltre l’abolizione, andare a costruire un percorso veramente formativo. L’idea base della buona scuola, andare a mettere in relazione il mondo del lavoro e quello della scuola, non è una cattiva idea, in particolar modo per gli istituti tecnici e per i professionali, quindi andare a provare materialmente il lavoro per cui si sta studiando. La riforma della buona scuola, però, è carente sotto molti altri punti di vista: ad esempio, fin quando noi di UDS non abbiamo proposta la carta dei diritti delle studentesse e degli studenti in alternanza, lei non ci aveva mai pensato. Questa cosa ci deve fare molto riflettere.

Una delle vostre proposte è la scuola obbligatoria fino a 18 anni. Per un istituto tecnico, in cui bisogna imparare un mestiere, non conviene far fare 3-4 anni di scuola per poi fargli fare stage invece di costringerli in classe?

La scuola obbligatoria fino ai 18, in realtà, servirebbe per limitare la dispersione scolastica che si ha adesso. Noi, fino ai 18 anni, non possiamo praticamente fare nulla perché in Italia nessuno ci assume. Perché non investire quegli anni in formazione, formazione personale, sia a livello culturale sia lavorativo? Si potrebbero fare gli ultimi anni di scuola, quindi dai 16 ai 18 anni, che noi vorremmo rendere obbligatori, andando a fare un lavoro più mirato per entrare nel mondo del lavoro e mondo della società. Il mondo della scuola è circondato da un involucro di vetro, è molto protetto dall’esterno e non ha contatti con la società. Diventa difficile capire com’è il mondo reale.

Un’altra vostra proposta, che tu hai citato nel tuo discorso, è l’università gratuita per tutti. Lo stato italiano fornisce università gratuita per alcune persone, la scelta viene fatta a scaglioni di reddito. Non conviene, al posto di dare l’università gratis a gente che ha un reddito alto, e quindi può permettersi l’università, semplicemente, allargare questi scaglioni?

Si, si può fare, assolutamente, ma il problema è che queste proposte non vengono minimamente considerate dai politici attuali, anche se è così nei grandi modelli del nord, nelle scuole nordeuropee, che tutti citano. Nessuno tiene in considerazione che anche se le persone che hanno un reddito alto non andrebbero a pagare l’università, ci sarebbero tasse che andrebbero a pagare un attimo di più e in soldi ricavati andrebbero investiti nel pagare l’università a chi non può permettersela.

Ci sono alcune facoltà, faccio l’esempio di legge o scienze della comunicazione, in cui la percentuale di assunti dopo la laurea è molto bassa. Credi che sarebbe giusto, almeno nelle lauree in ambito scientifico, introdurre il numero chiuso, così da evitare i laureati disoccupati?

Assolutamente no. In Italia siamo conosciuti come gente che sa destreggiarsi bene nel mondo del lavoro, ovvero “se non sono capace di far questo, va bene mi arrangio, imparo”. Siamo conosciuti per questo noi italiani. Perché non possono farlo i laureati? E soprattutto, le lauree italiane valgono tantissimo all’estero, all’estero loro possono tranquillamente trovar lavoro, cercando di evitare dispersione culturale, ma perché non promettergli di cercar lavoro fuori?  

Voi avete anche proposto l’abolizione dei 500 euro di Renzi per i neo-diciottenni. Se avessi in mano i soldi risparmiati, che sono un’ingente quantità di denaro, come andresti a investirli?

Andrei assolutamente a investirli nelle scuole, nell’edilizia. Abbiamo scuole che ci crollano in testa, senza carta igienica, che è una cosa di base. Andrei anche a investire, per esempio, in prodotti intimi gratuiti, come gli assorbenti per le donne, perché è ingiusto pagare la propria sessualità.

Un’altra delle vostre proposte è l’introduzione dell’insegnamento dell’antifascismo e del femminismo. Come verrebbe introdotto nell’ambito scolastico?

Si potrebbe introdurre eliminando, magari, l’ora di religione. L’introduzione dell’ora di religione risale ai patti lateranensi che sono molto molto vecchi, diciamo. Moltissima gente non fa più religione e quelle ore le butta via, converrebbe fare un’ora di dialogo o di discussione. SI faccia qualcosa che possa incrementare la conoscenza degli studenti.

Hai detto che quest’ora verrebbe introdotta al posto dell’ora di religione. Metti che domani questo accada, i professori di religione che fine dovrebbero fare?

I professori di religione sono, comunque, gente scelta dalla chiesa. Sono preparati in teologia. Bisognerebbe impiegarli per lo studio di tutte le religioni e non della religione cattolica.

Perché credi che, se passassero le riforme che proponete, il percorso di uno studente sarebbe più agiato rispetto a come è ora nella buona scuola? Gli studenti non rischiano di adagiarsi troppo? Non c’è il rischio che ci siano scuole troppo tecniche e alcune troppo teoriche?

No, uno dei primi punti di UDS è creare un percorso equitativo per tutti gli studenti all’interno delle scuole, ovvero fare un biennio comune per poi specializzarsi. Serve un’istruzione base per tutti gli studenti, per poi permettergli di seguire le loro passioni, come succede in Francia.

intervista a cura di Vittorio Balzaretti

Inseriamo in seguito il comunicato stampa di UDS.

«L’Italia è in piena campagna elettorale. Le forze politiche si sfidano a colpi di promesse elettorali. Ma che tipo di promesse? La ‘flat tax’ di Forza Italia? Il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle? Oppure quelle del Partito Democratico, come i ventiquattro milioni di posti di lavoro? Tutte promesse molto interessanti certo. Ma ci siamo chiesti qual è il tema principale, che andrebbe affrontato? Oltre al tema Economico? Parlare di Scuola, ovvero di futuro, di società e di formazione, sarebbe interessante, no? Noi, come Unione degli Studenti, abbiamo deciso di lanciare una provocazione alle forze politiche chiedendo questi cambiamenti all’interno dell’Istruzione pubblica Italiana. Ecco le nostre proposte:

  1. Abolizione de “La buona Scuola”

Nel 2015 viene approvata la “Buona Scuola”. La legge che ha reso obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro, per tutte le scuole. I licei nel triennio dovranno svolgere 200 ore, mentre gli istituti tecnici e professionali 400. L’Intento dell’alternanza scuola-lavoro è quello di formare gli studenti, con la pratica e non solo, a determinati compiti inerenti al proprio percorso di studi, e a creare un primo orientamento nel mondo del lavoro. Per ogni ragazzo/a la legge prevede due figure di riferimento: un tutor nella scuola e uno nell’ente ospitante. In tutto questo però i problemi ci sono, e si fanno sentire. Secondo una ricerca condotta dall’Unione degli Studenti il 57% ha portato avanti percorsi non inerenti al proprio percorso di studi, il 40% ha visto i propri diritti negati (tra cui anche la stessa sicurezza sul lavoro). Ben l’87% vorrebbe poter decidere sul proprio percorso di alternanza scuola-lavoro. La stessa ministra Fedeli aveva dichiarato: «Con l’alternanza si è introdotta innovazione didattica nella scuola, per consentire ai ragazzi di completare il proprio percorso formativo con competenze nuove, che difficilmente maturerebbero nel solo ambito scolastico». Per ora però questa affermazione della ministra è stata parecchio sconfessata. In numerosi casi gli studenti sono stati utilizzati unicamente come manodopera gratuita e sfruttabile, spesso al posto di dipendenti con contratto a chiamata o a contratto a tempo determinato. Di esempi pratici ce ne sono a bizzeffe: studenti costretti a lavare piatti, pulire pavimenti, lavorare nei campi, friggere patatine da McDonald’s.

 

  1. Abolizione School Bonus, da ridestinare i fondi all’edilizia

Abolire lo “School Bonus”, dove i fondi dovranno essere utilizzati per l’edilizia scolastica e per il mantenimento delle spese per quanto riguarda il Reddito di formazione

  1. Educazione Antifascista e Femminista
  2. Istruzione Integrata
  3. Laicità
  4. Reddito di formazione
  5. Diritto alla mobilità

Copertura delle spese da parte degli enti che ospitano gli studenti in stage

  1. Obbligo scolastico a 18 anni

Un “Calmiere” per quanto riguarda la dispersione scolastica. E non solo. Utile anche per gli studenti che, costretti ad abbandonare la scuola dopo un periodo di tempo superiore ai tempi precedenti, saranno più formati. Quindi più si sa, meglio si costruisce un futuro.

 

Per questo in collaborazione con il Coordinamento Comato Diplomati Magistrali scenderemo in piazza martedì 30 gennaio 2018 per gridare a voce alta La Nostra Buona Scuola.

Ripetiamo nuovamente: Scuola è futuro, non una Multinazionale. Noi siamo il futuro, ci servono gli strumenti adatti».

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