Mercoledì 27 Aprile si è svolto al Teatro Sociale di Como un incontro tra il premio Nobel Dario Fo e circa 850 studenti del Liceo Giovio. Il tema della conferenza era la presentazione dell’ultimo libro di Fo, scritto a quattro mani con Florina Cazacu, intitolato “Un uomo bruciato vivo: storia di Ion Cazacu”. Questo libro è un resoconto di quanto avvenuto 16 anni fa a Gallarate, dei soprusi che Ion, il padre di Florina, ha dovuto subire e del brutale modo in cui il suo capo lo uccise.

Perché allora il tema non è stato questo? La conferenza si è spaccata a metà: da una parte la Cazacu raccontava agli studenti la vicenda, dall’altra il premio Nobel affermava che la giustizia e la magistratura italiana sono totalmente da buttare. Fo sosteneva inoltre che il termine “cassazione” significhi “distruggere, demolire” e che il compito della Corte Suprema di Cassazione sia quello di eliminare le condanne decise nei vari gradi di un processo.

Tralasciando ciò che è stato detto, forse Fo non si è reso conto che il suo pubblico era formato da quasi un migliaio di adolescenti. Forse voleva solo trasmettere un messaggio, ma ha utilizzato le espressioni sbagliate. Non sapremo il suo vero intento, possiamo solo riflettere e non lasciarci “abbindolare” da idee strane pronunciate da chi ha un’ampia fama. Per concludere possiamo solo dire che probabilmente Fo non si è reso conto del “potere” che aveva in mano in quel momento: perché quando sei su un palco, con un microfono in mano ed un Nobel sotto il braccio, la gente può prendere per oro colato tutto quello che esce dalla tua bocca.

Articolo a cura di Fabio Altieri (Redazione esterna)

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