I ruoli che uomo e donna ricoprono nella società sono sempre stati ben distinti e definiti, fin dalla Genesi, quando la temeraria Eva scatenò l’ira del Creatore convincendo Adamo, dolce e ingenuo, a cogliere il frutto proibito. Oppure, più concretamente, dalle veneri preistoriche, rappresentate con accentuati attributi femminili, a sottolineare che il compito della donna nella società del tempo doveva essere solo quello di mettere al mondo figli. Compito essenziale, certo, ma anche circoscritto. È l’uomo a combattere, procurare il cibo per garantire la sopravvivenza, difendere la famiglia.

Il fatto che a mio parere dovrebbe di più farci riflettere è che questa mercificazione della donna è ormai un realtà quotidiana talmente radicata in noi che nemmeno ci facciamo più caso.

La Costituzione della Repubblica Italiana dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale”. Sì, sarebbe carino. Anzi, sarebbe davvero bello. Sarebbe bello se una ragazza che siede da sola sulla carrozza vuota di un treno non venisse aggredita con un martello, facile preda di un rapinatore in quanto sola e incapace di difendersi. Sarebbe bello se il giorno dopo l’accaduto i nostri professori non venissero a scuola dicendo “se l’è cercata, non fate come lei”. Abbiamo tutti pari dignità sociale, ma io non posso scegliere il mio posto sul treno.

Un ruolo fondamentale nel definire lo stato della donna lo ha senza dubbio il mondo dell’intrattenimento. Le immagini pubblicitarie e gli spettacoli di intrattenimento sono la rovina delle conquiste femminili degli anni Sessanta e Settanta.

La manipolazione della mentalità generale da parte dei media è infatti pressoché evidente. Voglio dire, non penso di essere l’unica a domandarmi perché devo aspettare le 23.30 per vedere un approfondimento di cultura o economia, e in prima serata compare nient’altro che il fondoschiena di Madre Natura del programma “Ciao Darwin”.

I dati riportati dall’indagine del CENSIS a riguardo sono molto chiari: l’immagine femminile trasmessa in TV è una distorsione della realtà, in quanto le donne che appaiono sono per il 56,3% attrici, per il 25% modelle e per il 20% cantanti. Le donne anziane o disabili sono invisibili. Inoltre, troviamo che la figura femminile nei programmi televisivi è per lo più associata alla moda (31,5%) e a temi di violenza fisica (14,2%).

La violenza di genere è infatti una piaga che affligge la società, dovuta spesso alla mercificazione del corpo femminile a sua volta alimentata appunto dall’intrattenimento televisivo. Un circolo vizioso insomma.

In ogni caso, le conseguenze della mercificazione del corpo femminile sono molto numerose e di diversa portata.

Per citarne una, posso dire che io stessa in quanto adolescente e molte delle mie amiche ci sentiamo costantemente minacciate dallo stereotipo del corpo perfetto. Sta li e ci osserva, ogni giorno, dalla TV, dalle riviste, dai social network, utopico e irraggiungibile.

Talvolta riesce a insediarsi nella nostra mente travestito da soluzione a tutti i problemi, ci fa credere che più magre saremmo più belle, più amate, più felici. Questo fatto può avere conseguenze terribili quali disordini alimentari che colpiscono sempre più adolescenti e donne nel mondo, il 6,4% della popolazione mondiale soffre di disordini del comportamento alimentare. Questo fenomeno riguarda di più le donne, il rapporto tra femmine e maschi è infatti 9 a 1, anche se il numero dei maschi sta crescendo soprattutto in età adolescenziale.

La domanda che ora ci tormenta è: cosa vogliamo fare? Combattere per fermare la mercificazione del corpo femminile o arrenderci e vivere cercando costantemente di imitare Barbie?

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Liceo Paolo Giovio - Le mie vere passioni sono viaggiare e studiare lingue e culture nuove. Da sempre innamorata della fotografia e dell'arte, trovo rapidamente la felicità tra le pagine di un libro.

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