Negli ultimi giorni non si discute d’altro. I media, il web, la politica stanno accedendo i riflettori su un tema di vastità mondiale. Proviamo insieme ad analizzare il fenomeno e le sue conseguenze nella nostra penisola. 

L’acceso dibattito politico, in vista delle prossime elezioni nazionali, ha portato alla luce il problema delle fake news.  Giornali, siti web, social network, televisioni non hanno fatto altro che parlare dell’argomento nelle ultime settimane a tal punto che è scoppiata una vera bufera mediatica all’interno del nostro Paese.

Una famosa citazione è attribuita al noto scrittore statunitense vissuto nell’Ottocento, Mark Twain: “Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo, mentre la verità si sta ancora allacciando le scarpe”. Oggi la citazione è più vera che mai, notando il polverone massmediatico degli ultimi giorni. Ma da dove nascono le fake news? Una volta, le notizie provenivano dalle maggiori testate giornalistiche e reti che avevano le risorse necessarie per raccogliere le informazioni dalle rare agenzie di stampa.  Con il libero accesso al web, le notizie hanno iniziato a circolare largamente e la velocità con cui esse sono diffuse ha creato le condizioni ideali per la cosiddetta informazione circolare. Il fenomeno permette la libera attribuzione dell’annuncio ad una testata giornalistica diversa da quella, che realmente, ha diffuso la voce per prima. Facebook e tutti i social network sono i mezzi più usati per la diffusione delle bufale.

La rivoluzione mediatica portata dall’informazione circolare ha permesso la diffusione di fake news con sviluppi, in alcuni casi, molto negativi. In un articolo, su una rivista pseudo-scientifica nel 1998, veniva riportato che la vaccinazione abituale dei bambini causava l’autismo.  L’annuncio, nonostante fosse stato mentito dalla comunità scientifica, ispirò in tutto il mondo un movimento contro i vaccini di portata tale da comportare conseguenze talvolta letali.

Le notizie false hanno conseguenze meno tragiche quando trattano di satira. Il genere moralistico, a volte, crea delle voci caricaturali sulla politica o sui personaggi celebri della vita contemporanea.  Lo scopo è principalmente comico e divertente, infatti, solitamente, si riconosce immediatamente il velo satirico senza dover ricorrere a un successivo controllo sulla veridicità della fonte. Un esempio calzante è il blog “Lercio”, ormai diventato famoso in tutte le piattaforme dei social network. “Lercio” è un giornale satirico italiano che utilizza il tono degli articoli tipici della stampa sensazionalistica.

Se è vero che l’uso d’informazioni surreali può creare sarcasmo e ironia, c’è un altro utilizzo che è finalizzato puramente al guadagno.  Il giro di affari dei siti sulle fake news in Italia è difficile da calcolare: dipende dalla quantità di traffico che riescono a produrre attraverso i motori di ricerca e i social network. Il ricavo maggiore deriva dai sistemi pubblicitari utilizzati e dalla loro capacità di creare più account, per condividere i loro contenuti e farli trovare più facilmente ai lettori. I business delle bufale arrivano principalmente dalle pubblicità di Google Adsense. A trarne vantaggio è stato un giovane studente di Caltanisetta, Gianluca Lipani, diventato un piccolo imperatore del finto giornalismo a base di razzismo e caccia all’immigrato online, prima che la polizia locale lo scoprisse e lo denunciasse.  Il suo sito d’informazione, “Senzacensura.eu”, “il blog senza peli sulla lingua”, oggi oscurato, era seguitissimo. Egli stesso affermava: “Viaggiavo sui 500 mila lettori al mese”. Il finto giornalismo ha permesso di guadagnare all’ideatore, in poco tempo, migliaia di quattrini: guadagnava due euro ogni mille visualizzazioni.

È un attimo riempire il portafoglio basandosi sulla sensibilità degli italiani, facendo circolare vicende fittizie e perciò, i principali siti e social network, si stanno attivando per arginare il fenomeno. Ovviamente non tutte le testate giornalistiche fanno circolare fake news e una grande parte riceve e trasmette comunicazioni per lo più attinenti alla realtà.  Capire la veridicità di un’informazione spetta al lettore, il quale, attraverso il proprio senso critico ha il compito di verificare in che misura l’articolo sia reale. Un altro rimedio è la stessa fonte di trasmissione del fenomeno, ovvero internet. La rete permette di consultare centinaia di siti riferiti alla stessa notizia e di conseguenza, se si navigasse con discreta attenzione sul web, si potrebbero verificare l’autenticità di ciò che stiamo leggendo riferendosi ad altre fonti.  Anche Facebook sta adottando dei sistemi sempre più ricercati per evitare la diffusione delle bufale sul suo portale. La loro strategia si basa su quattro assunti principali:

  1.  Lavorare con chi pubblica articoli in modo professionale ed aiutare gli editori e i giornali a diffondere le loro notizie attraverso la loro piattaforma e attraverso il progetto “Facebook Journalism Project”.
  2. Migliorare i sistemi di segnalazione in modo da bloccare i profili falsi e le pagine che sponsorizzano il finto giornalismo.
  3.  Creare nuovi strumenti che permettano di fornire maggior contesto alle persone come i relegate articles, una serie di altri articoli collegati di altre testate sullo stesso tema di quello che si è appena letto.
  4. I più importanti, secondo i dirigenti di Facebook Italia, sono la sensibilizzazione e l’alfabetizzazione mediatica: aiutare gli utenti proponendo una serie di consigli di base per la lettura delle informazioni che girano sui social network.

Ora che conosciamo meglio l’argomento e i metodi per evitarlo, cerchiamo di segnalare qualsiasi bufala che ci capiti sotto naso cosicché, anche noi, possiamo fermare la divulgazione alterata della realtà e chi ci lucra alle nostre spalle.

Articolo di Giacomo Oxoli

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