Quando l’ho saputo sono rimasto di stucco. Non potevo crederci. Di cosa sto parlando? Comprenderete meglio il motivo del mio malessere interiore se vi definisco due termini molto importanti. Alla fine dell’articolo capirete tutto.

Femminismo: il femminismo è l’orientamento politico che mira al raggiungimento di una condizione di uguaglianza della donna rispetto all’uomo sotto l’aspetto economico, politico e giuridico. Il femminismo è per la parità dei sessi. Più volte è stato confuso con il femminismo della differenza: “Le donne sono meglio degli uomini”. Quindi tranquilli maschietti, nessuno vi evirerà per aver consolidato il sistema patriarcale capitalista postmoderno.
Stupiti? Naturale! Molti italiani sono convinti che il femminismo corrisponda ad un gruppo di donne che vogliono schiavizzare il genere maschile facendo una specie di rivoluzione bolscevica in rosa. Il vero femminismo ha permesso alle donne di ottenere molti diritti in vari stati nazionali. Tra le più note di queste rivendicazioni: il diritto di voto, il diritto al divorzio e il diritto ad abortire. Non solo, le donne, attraverso il femminismo, hanno arricchito l’umanità intera consentendo di ampliare i propri orizzonti in territori inesplorati della cultura occidentale, dall’arte fino alla filosofia. Una nuova prospettiva.
Le donne troppo a lungo sono state fatte tacere.
La storia umana, principalmente, ci è stata insegnata secondo la visione maschile e le donne sono state viste secondo lo sguardo “maschile”. Il femminismo ci dà l’opportunità di esplorare teorie alternative alle tradizionali scuole di pensiero. Per questa ragione, il femminismo, per me è intrinsecamente positivo. Siccome lo appoggio e mi trovo d’accordo, mi definisco un maschio “femminista”. No, non è una contraddizione.

Femen: sono sicuro che questo nome non vi sia nuovo. Femen è un gruppo di attiviste politiche di portata internazionale che ha avuto origine in Ucraina nel 2008. Originariamente, il gruppo era nato per contestare il turismo sessuale, un fenomeno molto diffuso in Ucraina, con i classici sistemi di manifestazioni politiche: cartelloni, striscioni e qualche slogan che veniva scandito durante le proteste. Tutto cambiò nel giro di poco, quando il gruppo cominciò a distinguersi per una pratica che le renderà famose in tutto il mondo. Si chiama “Sextremism”.
Sul sito di Femen, “Sextremism”, è definita come la tattica adottata da questo gruppo di attiviste al fine di “[…]incarnare un azione politica radicale per distruggere il patriarcato[…]“. Incarnare nel vero senso della parola dato che si spogliano. Con i seni scoperti, scritte provocatorie in nero sul petto nudo e motti provocatori intonati con veemenza, queste donne rivendicano clamorosamente nuovi diritti scuotendo le nostre assopite coscienze domestiche. Potrete notare una certa dose di sarcasmo nelle mie parole. Quando giungerete alla fine di questo articolo capirete il perché della mia amarezza.

Avevo scritto un articolo in precedenza sulle Femen quattro mesi fa. I miei toni, seppur critici, erano molto positivi. Ero fiducioso verso Femen. Pensavo fosse il movimento erede di tante lotte femminili. Ma cosa è cambiato nell’arco di così poco tempo? Semplicemente, mi è capitato tra le mani un documentario girato da Kitty Green, regista australiana, intitolato “Femen” (titolo completo “Ucraine is not a brothel”) in cui vengono mostrate le vite di queste ragazze che decidono di combattere con il proprio corpo il patriarcato. Il ritratto delle attiviste è tutt’altro che lusinghiero. Green riprende le Femen nelle loro case intente a raccontare fatti relativi alla loro vita e il loro rapporto verso il movimento di cui fanno parte. Stupisce di veder quanto siano mansuete, docili e passive le stesse giovani donne che in piazza appaiono come coraggiose ed aggressive. Non guardano nemmeno in camera. Solo qualche timido sguardo rivolto alla regista. Non mancano i lunghi silenzi. Più che grandi grandi combattenti per i diritti delle donne dimostrano di avere gli stessi comportamenti di persone traumatizzate dal disturbo post-traumatico da stress.

Tutto appare molto insolito e grottesco. E questa è solo una delle ombre di Femen. Un aspetto incredibile di queste ragazze è la contraddittorietà. Una di queste dice apertamente che per guadagnare un po di più, tutte le ragazze sono povere, vanno a lavorare nei night club. Una scelta terribile che molte donne sono costrette a fare in varie parti del mondo è proprio lavorare in ambiti in cui si richiedono performance sessuali. È una realtà molto comune.
Tuttavia lascia perplessi quando si ha di fronte una ragazza che prima manifesta contro il turismo sessuale e poi, la sera stessa, guadagna denaro proprio grazie a questo. Verrebbe da chiedersi se la ragazza in questione ci stia prendendo in giro o soffra di un disturbo da personalità multipla. L’aspetto più grottesco e terribile che mostra questo documentario mi ha lasciato allibito. Il fondatore e primo leader delle femen era un maschio, Viktor Sviatski.
Un ragazzo dalle idee confuse, o forse molto chiare, che si autoproclamava “padre del femminismo” e alla domanda della regista “Ma non ti sembra contraddittorio che un maschio sia a capo di un organizzazione per le donne?”, quest’uomo guarda direttamente in camera senza riflettere un attimo e risponde “No, non vedo nessuna contraddizione“. Per me era inconcepibile.
Nel documentario emerge chiaramente che ha un ruolo di rilievo all’interno di Femen. Infatti contatta su Skype le diverse attiviste e dà precise direttive su come, dove e con chi tenere certe proteste. Viktor stabiliva cosa scrivere sul corpo delle ragazze, gli slogan che avrebbero dovuto urlare e, in una scena, istruiva una femen su come obbligare un’altra a manifestare con le altre anche se questo andava contro la sua volontà. Al ritorno da una manifestazione, Viktor rimprovererà severamente le femen perché non erano uscite bene nelle foto. Le giovani donne non dicono nulla, guardano in basso mentre il leader sbraita come un forsennato. Le foto sono importanti, servono per mostrare ai media, ai fan e ai clienti per esser aggiornati sull’ultima protesta (Femen ha un ricco merchandising: vendono di tutto, principalmente magliette oppure tazze, cuscini e borse). Io strabuzzavo gli occhi. Un maschio a capo di un movimento contro il patriarcato? Un patriarca per le anti-patriarche?

Lascio che siate voi a dedurre cosa significhi tutto ciò.

Il movimento Femen mi sembrava già dai suoi inizi poco femminile quando ne venni a conoscenza: ragazze di bell’aspetto che manifestano nude, a seno scoperto, per scuotere le coscienze comuni. Una metodologia che fa discutere perché non produce tangibili miglioramenti per il genere femminile.

Le attiviste di Femen dicono di aver allontanato Viktor Sviatski e di esser cambiate. Il problema è proprio alla radice del loro movimento. Confido in un possibile miglioramento anche se rimango fortemente dubbioso. Rimangono molti problemi legati alle Femen: l’immagine trasmessa ai media, i loro messaggi rivolti alle stesse donne e l’origine del denaro dei finanziatori più accaniti. Le Femen sono femministe? Di matrice no e non possiamo ignorare la radice di questo movimento. Forse in futuro evolveranno in un vero e proprio movimento femminista. Resta solo da vedere se in futuro sarà così.

 

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Istituto Magistrale Teresa Ciceri - Vignettista maledetto della redazione. Posso vantare di un vorace interesse verso gli esseri umani altrimenti noti come Homo sapiens sapiens. I campi che mi interessano sono antropologia, sociologia, psicologia, economia, politica, filosifia ed arte. No, non sono un secchione. Anzi ne sono l'antitesi. E in fatto di disegni ... Sono anche l'antitesi di Ilya Repin.

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