Da un po’ di tempo a questa parte uno dei temi politici più discussi riguarda l’attribuzione del diritto di cittadinanza. Le parti hanno posizioni molto contrastanti: la sinistra vorrebbe rendere più larghi i parametri per attribuire la cittadinanza mentre la destra vorrebbe preservare lo status quo o addirittura rendere le norme più strette. Ma di cosa si parla in particolare? E cosa bisogna pensare a riguardo? Questa mia analisi si concentra sulla situazione italiana ma ciò che scrivo è applicabile a una qualsiasi nazione si ponesse questo problema.

Quello che propone la sinistra è lo ius soli, che in parole povere vuol dire che se nasci su territorio italiano sei italiano. Credo che a chiunque, dalla persona più razzista a quella di più ampia veduta, il tutto stoni un po’, essere italiani vuol dire portare sulle spalle un bagaglio storico e culturale che non puoi permetterti di sostenere solamente perché sei nato in determinato luogo e non in un altro. Un altro punto critico sarebbe l’immigrazione clandestina, se in altre nazioni dove è in vigore lo ius soli, come USA, si ha un controllo dei flussi molto più stretto e efficace, in Italia la facilità di poter entrare e le norme sono così lasche creerebbe un problema gestionale causato dai genitori che vogliono che i loro figli abbiano i benefici dei cittadini italiani pur non entrando a far parte del nostro tessuto culturale.

In realtà la sinistra propone un allargamento dello ius culturae che prevede di dare la cittadinanza dopo uno o più cicli di studi. Questa idea è decisamente la migliore tra quelle che citerò ma anche questa ha dei problemi di non trascurabile entità. Il problema principale è cosa fare con le cosiddette comunità chiuse ovvero gruppi di persone emigrate dalla stessa località che ,raggruppandosi in una comunità compatta, decidono di isolarsi dal resto dei compaesani e di crescere i loro bimbi insegnandogli soltanto la cultura della loro terra natia, facendo sì che i figli non si integrino nel tessuto sociale italiano; esempio è la comunità cinese di Prato, dove bambini nati e cresciuti in Italia, che avevano quindi finito cicli di studio nel nostro paese, parlavano a malapena la nostra lingua e frequentavano solo giovani cinesi con il loro stesso “problema”.

Alternativa è lo ius sanguinis, alternativa oggi in vigore in Italia nonché parte vivemente sostenuta dalla destra. In breve sei italiano se nelle tue vene scorre sangue italiano, che di primo acchito può sembrare un’idea più giusta. Sbagliato, ne è chiaro esempio il video pubblicato da “Repubblica” il 16/06 in cui venivano intervistati alcuni bambini figli di immigrati ma nati e, soprattutto, cresciuti in Italia, che per lo più dicevano che gli piaceva la pasta e la cotoletta e che tifavano o juve o roma, così come avrebbe fatto qualunque bimbo italiano di quella età, e, aspetto secondo me più importante, uno parlava con accento genovese, uno in bergamasco, uno in romanesco, ect. A mio parere sono quasi più italiani loro di quelli che non mangiano i broccoli e preferiscono il sushi.

Allora che posizione propongo io? Cosa vi consiglio di pensare? Cosa penso sia giusto io?

La risposta vi stupirà, è un secco non lo so. Mi capita raramente di non riuscire a prendere una posizione però questo problema lo reputo senza soluzione. Quello che so è che a oggi molti veri italiani sono senza cittadinanza e che, a mia opinione, a oggi ci siano anche non italiani con la cittadinanza e probabilmente bisognerebbe cambiare la regola adesso in vigore. Mi ripeto, non lo so e spero che qualcuno possa fare chiarezza, d’altra parte i parlamentari cosa li eleggiamo a fare?

 

Vittorio Balzaretti

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